Questa è la tesi magistrale scritta come fase conclusiva del mio percorso universitario, ultima tappa del corso di laurea in “Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit”. Ho svolto la tesi all'interno della cattedra di “Comunicazione dei diritti della cittadinanza attiva”, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, anno accademico 2013/14. La cattedra era (ed è ancora) presieduta dalla Professoressa Gaia Peruzzi ed il titolo completo della tesi è: “Comunicare i Beni Comuni: il caso Teatro Valle Occupato. Strategie e tecniche di una comunicazione riuscita”. Relatrice della tesi è stata la Professoressa Gaia Peruzzi.
La tesi è stata pubblicata da Labsus, il sito che racchiude il laboratorio sulla sussidiarietà che si propone l'obiettivo di diffondere la cultura e la pratica dei beni comuni. Riportando esperienze, riflessione e best practice sull'argomento. L'articolo che pubblica e discute della mia tesi è consultabile al presente link.
Come si comunicano i beni comuni? Se esiste una comunicazione specifica dei beni comuni e se la comunicazione può esser considerata arma fondamentale nella lotta per difenderli dal logoramento a cui sono sottoposti da un uso predatorio - tanto del settore privato quanto di un settore pubblico che troppo spesso abbraccia logiche mercantilistiche – allora è utile osservare un caso interessante di comunicazione dei beni comuni, il caso del Teatro Valle Occupato.
Il caso del Teatro Valle Occupato non è stata solo un'esperienza capace di suscitare l'attenzione dei media, dei suoi pubblici e dei cittadini romani ma è stato un esperimento di “liberazione” di un bene che l'amministrazione pubblica non è stata capace di aprire alla fruizione di ogni singolo cittadino intenzionato a farlo nel rispetto del luogo e della cultura.
Il Teatro Valle Occupato però è stato anche un caso esemplare di comunicazione dei beni comuni. La ricerca ha analizzato diversi aspetti di questo particolare caso, a partire dal tipo di organizzazione adottato dal gruppo comunicazione. Quale migliore tipologia di struttura può funzionare per comunicare i beni comuni? Una struttura fluida e mobile? Oppure rigida e gerarchica?
La ricerca ha indagato, inoltre, le modalità con cui questa esperienza ha utilizzato i social network Facebook e Twitter. Quale è la maniera migliore per utilizzarli?
E poi il coinvolgimento di personaggi famosi. Con quali personaggi e tipologia di soggetti ha interagito di più il Teatro Valle Occupato? Che benefici hanno fornito alla loro battaglia il sostegno di giuristi Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Gregorio Arena da una parte ed Elio Germano, Andrea Camilleri, Lorenzo Cherubini dall'altra?
La ricerca si è soffermata inoltre sull'ampio ricorso che il Teatro Valle Occupato ha fatto di tecniche di comunicazioni cosiddette “non convenzionali”. Performance eccentriche durante la manifestazioni, occupazioni simboliche, video fake virali divertenti ed ironici, stickering.
Alla base di tutto questo complesso impianto comunicativo la ricerca ha rilevato dei valori, delle “mitologie” fondative (il mito dei beni comuni, dell'uomo comune e della Comune di Parigi) che hanno fornito ai testi prodotti maggiore significatività, maggiore coerenza e forza comunicativa e collocato la comunicazione del Teatro Valle Occupato in un punto preciso della società e della storia.
Infine la ricerca ha voluto analizzare come cinque importanti quotidiani (Corriere della Sera, la Repubblica, il Messaggero, il Tempo e il Manifesto) hanno deciso di raccontare sei importanti eventi accaduti nel corso dei primi tre anni di attività del Teatro Valle Occupato, paragonando questo racconto a quello prodotto dall'ufficio stampa del Teatro Valle Occupato.
L'analisi di questo caso può fornire spunti di analisi per ulteriori approfondimenti sulla comunicazione dei beni comuni, può fornire utili strumenti comunicativi per tutte quelle realtà che intendono battersi per l'affermazione dei beni comuni, con particolare riferimento alla cultura.
In basso trovate la brochure e le slide della discussione della tesi.






