“Rock è rivoluzione – Piccola storia della musica rock in Cina” di Stefano Capolongo edito da Orientalia Editrice, è un lavoro pionieristico di cui il popolo rock occidentale (ma non solo) ha bisogno per iniziare ad esplorare nuovi orizzonti musicali e culturali. Questo libro, infatti, ricostruendo la nascita, l’evoluzione e lo sviluppo del rock cinese, ci racconta molto di più rispetto ad un fenomeno musicale, ci racconta il mutamento di una società, quella cinese, che usciva dalla traumatica esperienza della Rivoluzione Culturale e navigava, frastornata, alla ricerca di una nuova identità.
Questo libro, dunque, è uno strumento tanto utile all’amante del rock alla ricerca di nuove e sconosciute realtà quanto al sinologo, all’appassionato dell’universo Cina, che vuole vivere e capire un momento fondamentale della storia cinese moderna, attraverso gli occhi della musica rock.
A dirla tutta, però, questo libro sarebbe utile davvero a tutti, anche a chi non è un appassionato di rock o un sinologo. Se pensiamo che qui in Italia ed in generale in occidente, conosciamo le più sconosciute punk band della più sperduta provincia dell’Ohio, se pensiamo che si scrivono libri sulle sotto scene punk australiane ma non conosciamo il più grande rocker del Paese più popoloso al mondo, diviene chiaro che diventa quanto meno necessario iniziare a volgere lo sguardo verso oriente, se vogliamo davvero capire non solo gli altri ma anche noi stessi ed il mondo multipolare in cui stiamo vivendo.
L’autore, consapevole di questa situazione, utilizza l’approccio giusto per iniziare l’esplorazione: uno stile divulgativo, leggero e creativo guidano il lettore alla scoperta di questo nuovo mondo, con spunti originali anche per chi maneggia con certa disinvoltura la materia.
Narrando la possibile origine “mitologica” del rock, dovuta ad un incontro tra Cui Jian [崔健 - Cuī Jiàn] padre fondatore del rock cinese, e Lin Liguo, figlio di Lin Biao [林彪 - Lín Biāo] (fedelissimo di Mao, scrisse la prefazione del libretto rosso, morto in circostanze misteriose in un incidente aereo dopo il tentato colpo di stato ai danni di Mao stesso), l’autore accende la curiosità di chiunque ami la storia moderna.
Introducendo la figura di Teresa Teng [邓丽君 - Dèng Lì jūn] come possibile motore propulsore nella nascita della musica rock in Cina spiazza, incuriosisce ed accende la riflessione in chi ha già conoscenza o rudimenti in materia.
Il libro analizza il carattere unico ed irripetibile del rock cinese, a partire dal nome con cui è definito. La Cina, infatti, ci fa riflettere l’autore, è l’unico paese al mondo a definire il Rock’n Roll con una parola diversa, che non presenta inoltre nessuna assonanza con la parola originale straniera (come succede invece nella lingua cinese con molti fenomeni provenienti dall’esterno).
Il Rock in Cina viene definito 摇滚 [yáo gǔn], vale a dire, scuoti e rotola, questo, secondo l’attenta analisi dell’autore, vuole esprimere il fatto che il Rock cinese nasce in un periodo, in un luogo e con dinamiche che non possono essere paragonate a nessun altro fenomeno o movimento Rock in nessuna parte del mondo.
Presentazione presso libreria El Topo, Roma
Seppure è vero che senza l’influenza occidentale il rock non sarebbe potuto nascere in Cina è altrettanto vero, e lo si capisce leggendo il libro, che lo 摇滚 [yáo gǔn] è un fenomeno a sé stante che possiede tutto il diritto di essere ammirato.
Peraltro il libro analizza proprio il modo in cui il Rock occidentale fa ingresso, in maniera curiosa, rocambolesca ed a tratti anche clandestina, in Cina.
Gli amanti della lingua cinese troveranno molto utili i testi riportati con i caratteri cinesi (il cinese semplificato, quello adottato nella Repubblica Popolare Cinese e diversi dal cinese tradizionale di Taiwan) mentre i meno avvezzi alla lingua troveranno comunque la traduzione verso per verso.
Utilissimi i QR code a fronte di ogni singolo testo, per fornire una guida utile a chi vuole scoprire questi nuovi brani ma non ha la minima dimestichezza con la scrittura, pur con caratteri latini, dei titoli cinesi.
In estrema sintesi chiunque stia cercando una guida verso nuovi orizzonti l’ha trovata, per tutti gli altri, si consiglia vivamente l’inizio di un nuovo viaggio.
Il Turismo Rosso è un progetto lanciato dal Governo Cinese che mira a valorizzare siti e luoghi che hanno avuto un ruolo importante nell’azione e storia del Partito Comunista Cinese ed i suoi leader durante la Rivoluzione Cinese, sfociata poi nella fondazione della Repubblica Popolare.
Il progetto è turistico, economico e politico allo stesso tempo. Da un lato mira a permettere lo sviluppo delle aree coinvolte che, in alcuni casi, includono luoghi arretrati e privi di opportunità economiche alternative, dall’altro mira a fornire l'opportunità di visitare luoghi simbolo della Rivoluzione a coloro i quali desiderano scoprire o vivere i luoghi testimoni di quegli eventi e mantenere vivo lo spirito politico rivoluzionario del periodo, con l’ambizione di riuscire a trasmetterlo alle attuali generazioni.
Appena lanciato il progetto ha riscosso un enorme successo in termini di turismo interno, con grande partecipazione anche delle giovani generazioni.
Il fenomeno ha suscitato anche l’attenzione di testate e siti web italiani che hanno riportato la notizia, non mancando di inquadrarla nella cornice in cui la visione occidentale inquadra qualsiasi cosa provenga dal di fuori della propria bolla. Pur lodando le intenzioni nobili del Ministero della Cultura e Turismo cinesi, non sono mancati i tentativi di ridurlo a fenomeno controverso di propaganda da regime.
Spesso fonte di informazione di queste testate sono … testate anglosassoni….
Un itinerario per gli appassionati italiani
Da studente di cinese, appassionato di Cina e Storia del Partito Comunista Cinese, ho intrapreso dei viaggi che hanno toccato le principali destinazioni incluse in questo progetto, in seguito, dopo aver visto con i miei occhi i luoghi principali che hanno segnato le vicende del Partito Comunista Cinese, ho deciso di delineare un itinerario che ne ripercorra le orme, per consentire ad altri amanti e curiosi di questi incredibili avvenimenti di poter vedere i luoghi che hanno segnato la storia della Cina e del mondo.
Questo itinerario è pensato per questo tipo di turisti italiani, amanti o curiosi della Cina e appassionati di questa storia, che non hanno mai avuto modo di visitare questo Paese. L’itinerario toccherà dunque le principali città e mete turistiche classiche destinate a turisti occidentali che si recano per la prima volta in Cina (Pechino – Xi’an – Shanghai) con l’aggiunta di Yan'an, “Luogo Sacro” della Rivoluzione Cinese, ultima tappa della Lunga Marcia e quartier generale dell’Armata Rossa dal 1935 al 1948.
Questo itinerario è pensato per chi vuol dare uno sguardo al di là della bolla mediatica in cui viviamo, vedere con i propri occhi e vivere in prima persona l'esperienza della Resistenza, Rivoluzione e Fondazione della Repubblica Popolare e, allo stesso tempo, ammirare le principali meraviglie di un Paese affascinante come la Cina.
Il viaggio è della durata di 10 giorni e destinato ad un gruppo composto da almeno 10 persone. Periodo del viaggio da stabilire insieme al gruppo nel periodo compreso tra Aprile e Maggio 2025 ad esclusione della settimana del 1° Maggio. Nell' infografica in basso si possono leggere le tappe ed i principali siti / monumenti che verranno visitati.
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Per maggiori info e prenotazioni utilizzare il form contatti in basso.
Dopo aver visto diverse serie televisive cinesi con l’intento principale di studiare la lingua in maniera piacevole, nonchè comprendere meglio la società di questo affascinante Paese/Continente, mi sono imbattuto in una serie tv di una certa qualità cinematografica.
“The Bad Kids”, titolo originale della serie: 隐蔽的角落 - Yǐnbì de jiǎo luò (tradotto: L’angolo nascosto), narra attraverso la cifra stilistica del thriller la storia di due ragazzini fuggiti da un orfanatrofio che tornano nel paesino natale di uno dei due con un misterioso intento, prendere in prestito una ingente somma di denaro per un nobile scopo (la motivazione si scoprirà durante lo sviluppo della serie).
Qui incontrano un vecchio amico che li aiuterà nelle prime necessità da fuggiaschi e, durante una gita in un sito turistico della cittadina, i tre registreranno accidentalmente un omicidio.
Questo sarà l’evento scatenante della narrazione, seguiranno poi: omicidi, morti accidentali, bugie e depistaggi a scandire lo scorrere degli eventi narrati in “solo” 12 puntate (i fan delle serie cinesi sanno bene che lo standard è solitamente intorno ai 40 episodi).
In questa serie tratta dal romanzo《坏小孩》Huài xiǎo hái (tradotto "I cattivi ragazzi", a cui fa riferimento dunque la traduzione inglese del titolo della serie) male e bene sono inesorabilmente intrecciati, si susseguono ciclicamente e ininterrottamente durante tutto lo sviluppo degli eventi. Qui non siamo in un western o in un qualunque film di supereroi con i buoni da una parte e cattivi dall’altra. L’influenza del taoismo sommersa nell’anima della cultura cinese, emerge in questa serie in maniera dirompente.
Qui, dunque, non ci sono buoni e cattivi ma è il vissuto di ognuno, l’ambiente circostante e, soprattutto, le storie familiari, che disegnano i destini di ciascuno e li guidano nelle loro azioni.
Non è tutto, chi viene guidato dal destino nel percorso del cattivo non si sottrarrà a nobili azioni anche nei confronti dei propri rivali, mentre i tre ragazzini, veri protagonisti della serie e vittime di genitori egoisti, famiglie divise o assenti, per sopravvivere ed “educare” i propri genitori dovranno mentire, nascondere e depistare.
E dunque dietro la ruvida corteccia del thriller si nasconde una certa morale o critica sociale se vogliamo, un esortamento ad aver cura dei propri figli!
La mia modesta esperienza in Cina mi porta a pensare che la morale provenga tanto dalla società stessa che si trova ad affrontare tumultuosi cambiamenti legati al rapido sviluppo economico sociale, quanto dalle istituzioni e al loro tentativo di guidare i cambiamenti.
E in effetti la serie mi ha ricordato una scritta vista alla stazione dei treni di Xi’an, al ritorno da un viaggio nel Deserto dei Gobi.
Una ragazza salendo su un autobus rimane intrappolata in un loop temporale e per poterne uscire dovrà svelare un intricato e misterioso enigma. La protagonista trascinerà involontariamente con sé nel loop un ragazzo e, ovviamente, tra i due nascerà una relazione sentimentale.
L’autobus esplode circa mezz’ora dal momento in cui la protagonista Li Shi Qing (Zhao jin mai 赵今麦) sale sul pullman ma l’esplosione non sancisce la fine della sua esistenza come quella degli altri passeggeri del pullman bensì il ritorno al punto di inizio della vicenda: lei che si sveglia sul pullman in marcia verso l’ennesima esplosione.
A nulla servirà scendere in una o nell’altra maniera dall’automezzo, i due giovani capiscono ben presto che dovranno trovare in pochi minuti la ragione dell’esplosione del pullman e riuscire a disinnescarla prima che sia troppo tardi ed il loop inizi di nuovo da capo.
“Solo” 12 episodi (incredibile per lo standard dei drama cinesi che si aggira di media intorno alle 30/40 puntate) per questa serie a metà tra il thriller, l’azione e la fantascienza con qualche pizzico di romanticismo. Una serie che non annoia mai, tiene lo spettatore costantemente col fiato sospeso grazie ad un ritmo serrato.
La protagonista Zhào Jīn Mài (赵今麦) per una volta esce dalla sua classica parte della scolaretta o giovane donna in carriera ribelle ma se la cava molto bene, risultando, come al solito, spontanea e diretta.
Godibile, da vedere.
SPOILER! Saltate questo paragrafo se volete evitare indizi sul finale!
Il mistero verrà svelato, il bombarolo sarà un personaggio del tutto inaspettato. A portarlo sulla strada della vendetta, come al solito, un tragico vissuto o un torto subito ma qui, come nella migliore tradizione delle storie di fanstasmi cinesi o del mitico “Viaggio in Occidente” con protagonista Lo scimmiotto Sun Wu Kong, entra in gioco l’etica del buddismo … Hai subito un torto? Hai vissuto una tragedia? Tienitelo, medita e subisci in eterno senza ribellarti, danneggiare o ammazzare chi non c’entra niente.
Domenica 21 gennaio ho visitato la bellissima mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” all’Ex mattatoio di Roma, nel quartiere Testaccio. È stata una bella occasione per approfondire la conoscenza sulla vita di Berlinguer, vedere foto inedite della sua vita privata, come quelle che lo ritraggono bambino con il fratello Giovanni ed il papà Mario, scatti che lo ritraggono in compagnia dei più grandi leader politici mondiali come Arafat, Fidel Castro, foto storiche come la stretta di mano con Moro ma anche appunti dei suoi discorsi e documenti della corrispondenza con cui esprimeva la solidarietà alla moglie di Moro dopo il rapimento e la strage di via Fani. È stata una bella occasione per rivedere tante persone che non incontravo da tempo, discutere di storia e politica passata e presente.
Dunque queste erano le mie aspettative per la giornata di ieri, tutte ampiamente soddisfatte. Tuttavia il colpo di scena più piacevole è arrivato quando, all’improvviso, passione per la politica e la lingua cinese si sono intrecciate inaspettatamente. Appena entrato nel padiglione che includeva l’area espositiva di Berlinguer come leader globale (sezione “La dimensione globale”) mi imbatto in una teca contenente un testo con un titolo cinese in sette caratteri.
La prima cosa che noto è che i primi tre caratteri 贝林格 [bèi lín gé] messi insieme così non significano niente, mentre gli ultimi quattro compongono due parole 言论 [yán lùn] (discorso) 选集 [xuǎn jí] (antologia).
In cinese, quando si hanno una serie di caratteri che, messi insieme o in sequenza, non hanno nessun significato, ci si trova di solito di fronte al metodo utilizzato per riprodurre una parola straniera che non trova corrispondenza nella loro lingua (tanto per fare un esempio tipico, la parola “Pizza” trova corrispondenza con i caratteri 批萨 che riproducono il suono "pī sà") oppure davanti alla riproduzione di un nome straniero.
Al fine di riprodurre un nome straniero, infatti, i cinesi utilizzano quei caratteri che posseggono il suo che ci si avvicina il più possibile.
Così, ripetendo tra me e me la pronuncia di 贝林格 [Bèi lín gé], riflettendoci un po’ su, non mi ci è voluto molto per arrivare alla conclusione che quei tre caratteri altro non potevano essere se non il cognome Berlinguer!
E allora il titolo del testo doveva per forza essere qualcosa del tipo di “Discorsi scelti di Berlinguer” oppure “Antologia di discorsi di Berlinguer”.
Dopo aver decifrato il titolo mi sposto con lo sguardo di fianco al testo ed inizio a leggere le didascalie. Nella prima sulla destra si legge una scritta a mano “Alla Signora Letizia”, nella seconda “HU YAOBANG General Secretary of the Central Committee of the Communist Party of China”, colui che ha donato il testo.
L’ultima in basso è la didascalia esplicativa: “Libro donato dal Hu Yaobang, segretario del Partito comunista cinese, alla moglie di Berlinguer, Lucrezia Laurenti”.
Aver riferito la traduzione del titolo alla nostra guida provoca in lui una certa sorpresa “Ah pensavo fossero degli scritti di Hu Yaobang” mi confessa.
Inizialmente pensai che fosse un dono offerto durante la visita di Berlinguer in Cina, tuttavia, da una breve ricerca in rete, ho trovato che la data di pubblicazione del testo è fissata per il 1984, anno della morte di Berlinguer e data successiva alla visita dello statista comunista in Cina.
Potrebbe, dunque, essere un dono offerto da Hu Yaobang per porgere le condoglianze alla moglie Letizia. Ma di questo non ho trovato ancora tracce nè nelle informazioni disponibili nella mostra, nè dalla prima breve ricerca online. Sarà dunque un approfondimento che affronterò in seguito.
Tuttavia, alla luce della traduzione del titolo un punto rimane fermo: il senso del dono dovrebbe essere il contrario di quel che alcuni presumevano: non certo un dono per consentire la comprensione della parte cinese (il che sarebbe comunque complicato vista la distanza tra le due lingue) quanto l’esatto contrario, come per dire “abbiamo tradotto i tuoi discorsi nella nostra lingua, per consentire a noi di comprendere meglio il tuo pensiero”.
Questa piccola scoperta mi ha iniettato una bella dose di felicità, come succede ogni volta che si scopre qualcosa di piacevole ed inaspettato.
Eppure, poco più avanti mi aspettava un’altra piacevole scoperta. Sempre nell’area di Berlinguer come leader globale, di fronte le mappe dimostrative con le infografiche sui viaggi effettuati da Berlinguer nel mondo, ho notato uno scatto del suo viaggio in Cina, potendo riconoscere il luogo esatto in cui veniva ritratto. Questa informazione non era presente in didascalia.
Infatti la descrizione in basso riportava semplicemente “Album fotografico donato ai componenti della delegazione del PCI guidata da Berlinguer in occasione del viaggio nella Repubblica popolare cinese”.
Dunque il primo scatto in alto a sinistra è stato effettuato in un luogo fondamentale ed iconico del Partito Comunista Cinese, ritrae, infatti, la delegazione di fronte al Museo del Primo Congresso del Partito Comunista Cinese situato a Shanghai nel quartiere di 新天地 [Xīn tiān dì].
Il Museo è stato realizzato proprio nel luogo in cui il Partito Comunista Cinese è stato fondato nel 1921 (nello stesso anno del Partito Comunista Italiano per altro).
Ho visitato questo luogo circa cinque anni fa e ne ho parlato in questo articolo.
Anche se poco leggibile a causa dell’età della fotografia, alle spalle della delegazione si può notare la targa affissa sull’ edificio del museo, targa tuttora esposta nella medesima posizione.
La dicitura incisa sulla targa recita:
中国共产党第一次 [Zhōng guó Gòng chǎn dǎng]
全国代表大会会址 [quán guó dài biǎo dà huì huì zhǐ]
Traduzione “Luogo del Primo congresso del Partito Comunista Cinese”
Questa domenica si è conclusa dunque con due piacevoli scoperte che accendono la curiosità per andare oltre ed approfondire le vicende legate alla visita di Berlinguer in Cina. Il primo punto che mi piacerebbe approfondire è leggere quali discorsi e scritti di Berlinguer sono stati pubblicati all'interno di questa antologia. Sarebbe bello anche leggere come sono stati tradotti i suoi discorsi e paragonarli con quelli originali. Per il momento l'unica cosa che sono riuscito a carpire facendo una breve ricerca in rete è l'indice del testo, reperibile al seguente link e pubblicato su douban (in seguito pubblicherò la corrispondente traduzione del sommario reperito), piattaforma/database cinese dedicata ad opere letterarie e cinematografice.
Ho trovato anche il testo in vendita su questo portale ecommerce cinese dedicato a libri antichi chiamato 孔夫子旧书网 [Kǒng fū zǐ jiù shū wǎng], tradotto "Sito dei libri antichi di Confucio".
Perché sarebbe utile leggere ora, dopo circa 40 anni dalla pubblicazione? Capire quali discorsi di Berlinguer sono stati scelti e vedere come sono stati tradotti paragonandoli agli originali, ci aiuterebbe a comprendere "che tipo di Berlinguer" è stato presentato in Cina. Sarebbe anche utile capire la quantità di copie stampate per avere un'idea di massima dell'impatto che può aver avuto in Cina questo testo.
Per approfondimenti sui da Berliguer con Hu Yaobang ed il Partito Comunista Cinese consiglio la lettura di Berlinguer in cina: il decennio del lungo carnevale, L'articolo descrive i rapporti instaurati da Berlinguer contestualizzandolo agli accadimenti principali in Italia e Cina di quel periodo. Riporta anche utili risorse per approfondire l'argomento.
Quest’estate 2023 è stata e sarà per me un’estate davvero indimenticabile. Dopo il caos, le sofferenze e le incertezze del Covid, dopo 4 anni di assenza, sono riuscito a tornare in Cina con la mia famiglia e per la prima volta è venuta con noi nostra figlia che, all’epoca del nostro ultimo viaggio, non era ancora nata.
Scopo principale del viaggio, dunque, è stato visitare parenti ed amici per far conoscere la bambina a tutta la famiglia, bisnonna, cugini, zii e nonni. Tuttavia, avendo a disposizione diversi giorni ed essendo già stato diverse volte a Xi'an, si è presentata l'opportunità di andare ad esplorare qualche altro posto e, considerata la mia passione per la storia recente cinese, considerata la relativa vicinanza con Yan'an, non potevo dunque non andare a visitare quella che è stata l'ultima tappa della Lunga Marcia, considerato ora luogo "sacro" della Rivoluzione Cinese.
Diventando parte di una famiglia qui, in questa parte della Cina, l’ospitalità diventa indiscutibile. Non ho mai avuto esperienza diverse rispetto a questa, dunque non ho elementi per commentare l'ospitalità cinese in generale, mi limito dunque a raccontare la mia esperienza.
Subito dopo l’atterraggio, appena un giorno di riposo per riprendersi dal jet lag e poi subito un pranzo con tutta la famiglia allargata dove noi ospiti portiamo regali e pensierini ai parenti ed i parenti regalano le famose Hóngbāo (红包) alla bambina, ovvero, bustine rosse con cui è uso donare soldi ai bambini nelle festività e occasioni speciali.
Una caratteristica dei ristoranti in Cina è quella di esser molto grandi (a volte sono parte di edifici di diversi piani) e divisi in stanze autonome che vengono prenotate da diversi gruppi di persone.
Per l’occasione, i nostri parenti avevano prenotato una stanza con i classici tavoli girevoli in cui vengono servite le diverse pietanze, Mentre il ripiano circolare centrale su cui poggiano i piatti gira, ognuno con le proprie bacchette prende quel che più gli piace tra le portate disponibili.
Rivedere dopo molto tempo persone che ti hanno accolto calorosamente nella famiglia è stato davvero emozionante ma forse la cosa che quel giorno mi ha toccato di più è stato vedere mia figlia giocare con i cuginetti, incontrati quel giorno per la prima volta.
Mentre i bambini giocavano insieme, una cugina di mia moglie sorridendo si rivolge verso di me dicendo “hǎizi méiyǒu biānjì” (孩子没有边际) “I bambini non hanno confini”. Questo è il loro approccio alla diversità.
Nel pomeriggio, subito dopo il pranzo, tutti insieme, adulti e bambini ci siamo diretti all’ értóng lèyuàn (儿童乐园), un parco giochi per bambini dove gli adulti possono giocare insieme ai propri figli.
Come molte altre cose in Cina, il parco è molto più grande rispetto alle nostre equivalenti sale giochi per bambini, occupa un piano intero di un grande edificio, dentro si trova praticamente di tutto: arrampicata, tappeti elastici, mini go-kart e stanze con mega costruzioni.
Dopo un pomeriggio intero a saltare e giocare, nonostante l’abbuffata del pranzo, quale conclusione migliore per la serata se non rifocillarsi tutti insieme in zona Huímín jiē (回民街), il quartiere musulmano, collocato in pieno centro, praticamente dietro il Gǔlóu 鼓楼, la Torre del tamburo, uno dei monumenti principali della città.
Le specialità da assaggiare qui sono senza dubbio gli spiedini (di ogni tipo e dimensione) e gli spaghetti freddi con salsa di arachidi Májiàng liángpí (麻酱凉皮).
Tornando a parlare di ospitalità, non solo il pranzo fuori, il pomeriggio e la serata insieme, le Hóngbāo (红包) alla bambina ma per tutta la nostra permanenza ogni pranzo o cena insieme, i parenti di mia moglie non ci hanno permesso quasi mai di pagare, inoltre, ogni volta che mia figlia vedeva qualcosa di carino, un giocattolo o qualsiasi altro gadget, senza dire niente, lo compravano e glielo regalavano.
Avendo a disposizione 15 giorni e avendo già visto i principali monumenti di Xī ān (西安), c’era dunque l’opportunità di visitare qualche altra destinazione.
A circa 300 km da Xī ān c’è Yánān (延安), “luogo sacro” della Rivoluzione Cinese ( 延安,中国革命的圣地) come si legge all’ingresso del Memoriale della Rivoluzione costruito recentemente proprio in questa città, fortemente voluto dal presidente Xi Jin Ping.
Yánān è stata, infatti, l’ultima tappa della Lunga Marcia ed è divenuta oggi una affollatissima destinazione del cosiddetto Hóngsé Lǚyóu (红色旅游) cioè Turismo Rosso, vale a dire un circuito di siti di rilevante importanza nella recente storia della Rivoluzione e fondazione della Repubblica Popolare Cinese.
Questo fenomeno è un progetto finalizzato alla promozione turistica di zone economicamente arretrate e alla divulgazione della storia recente legata alla lotta contro i Nazionalisti, alla Resistenza anti-giapponese e alla Fondazione della Repubblica Popolare, rivolto tanto agli adulti che hanno vissuto in epoche più vicine a quegli avvenimenti, quanto ai giovani che ne hanno sentito parlare solo sui libri di storia e nei film.
Da quel che ho potuto vedere il luogo era davvero affollato, ho visto anche molti giovani, non solo vecchi nostalgici, dunque sembra che il progetto stia raccogliendo un buon risultato.
Il Turismo Rosso cinese potrebbe, magari, essere fonte di ispirazione anche per noi in Italia e spingere le nostre istituzioni a promuovere la visita di luoghi simbolo della nostra Resistenza da cui è poi scaturita la Costituzione, piuttosto che continuare a revisionare fatti che dovrebbero esser ormai patrimonio storico di tutti.
Ma qui si apre tutto un altro scenario, ben consapevole delle notevoli differenze storiche sopravvenute nel contesto italiano e cinese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, risulta chiaro che nel quadro socio culturale odierno italiano, il tema della Resistenza è un argomento divisivo, come non lo è in Cina.
Riprendendo il filo del discorso dunque, Yánān per chi come me ama profondamente la storia recente cinese ed ha letto il capolavoro del giornalista statunitense Edgar Snow,Stella Rossa sulla Cina, libro-cronaca e testimonianza diretta della Lunga Marcia, questa è una tappa obbligata. Inoltre, con il vantaggio di trovarmi ad una distanza relativamente breve da casa dei miei suoceri e avendo un po' di giorni liberi a disposizione, non potevo mancare l'occasione.
In questa piccola cittadina tra i monti a nord dello Shǎnxī (陝西), si è davvero scritta la storia cinese e mondiale, questo è stato il quartier generale dove i Comunisti Cinesi hanno vissuto, lottato e pianificato le strategie che hanno poi portato alla vittoria della Rivoluzione, ponendo le basi per il riscatto della nuova Cina, un riscatto di cui forse solo ora, dopo più di 70 anni dallo svolgersi di quegli episodi, noi occidentali iniziamo a renderci conto.
Qui, in condizioni difficilissime Mao e i suoi hanno vissuto per 13 anni, dal 1935 al 1948, vivendo dentro gli yáodòng (窑洞) case ricavate in caverne scavate nella montagna.
Prima tappa del viaggio, appena arrivati, ovviamente check in e albergo e, subito dopo, pranzo in uno dei tanti piccoli ristori della città. Pranzo a base di verdure, carne di asino ed una delle bevande più popolari nello Shǎnxī, l’aranciata Dàyáo (大窑)
Al tavolo ti portano anche una ciotola o un recipiente di agli da mangiare crudi. A molti cinesi piace. Questa è una delle poche usanze cinesi a cui non mi sono ancora abituato ...
Dopo il pranzo breve sosta in albergo e poi si riparte per visitare i principali siti della città. Di seguito consiglio i principali siti di interesse da visitare a Yánān.
Sito di templi buddisti nel cuore della città. Qui non ho scattato molte foto, da un lato per non urtare la sensibilità dei fedeli nei templi, dall'altro perché dal punto di vista religioso e storico, il sito non offre molto. Andando a Yánān, comunque, è un posto che non si può non visitare.
Tra le poche foto scattate c'è quella che ritrare mia figlia suonare un'antica campana buddista in compagnia di mio suocero.
Bǎotǎ (宝塔) è la pagoda simbolo della vittoria nella guerra di Resistenza contro gli invasori giapponesi situata in una delle zone più alte della città.
Dopo aver effettuato l’accesso ai cancelli del sito, si prende una navetta per salire nella parte più alta del sito, sul piano che ospita la Pagoda (a piedi sarebbe una camminata discretamente faticosa), poco prima di accedere al sito della pagoda, ad accogliere i visitatori c’è il messaggio che si può vedere nella foto in basso. Sotto la foto si vedrà la trascrizione in caratteri cinesi e la traduzione.
In basso trascrizione e traduzione della scritta.
不忘初心牢记使命 延安之行砥砺前行
Traduzione:
Non dimenticare l’ideale iniziale, ricordare fermamente la missione. Il cammino di Yan’an ci incoraggia ad andare avanti
Scopo del messaggio è probabilmente quello di divulgare e ricordare le fondamenta ideologiche e le imprese storiche, politiche, militari ed umane che hanno forgiato le basi della Repubblica Popolare Cinese ai visitori.
Essendo considerato un punto di rilevante interesse storico dal governo cinese, essendo stata un'area povera, è stata oggetto di un imponente sviluppo edilizio, come le foto comparative presenti sul sito stesso mostrano. Le foto nel cartello mostrano la differenza tra il 1973 ed il 2023. Il piano è uno dei punti più alti della città e consente di vedere la valle della cittadina.
Dal punto di vista della storia della Rivoluzione, della lotta di Resistenza e della Lunga Marcia, questo, insieme a Zǎoyuán (枣园) che vedremo di seguito, è uno dei luoghi più interessanti di Yánān, perché è qui che ci sono gli 窑洞 yáodòng, case scavate nella pietra delle montagne di terra gialla tipiche di questa zona a nord dello Shǎnxī, luoghi in cui i leader del Partito Comunista Cinese in guerra contro giapponesi e nazionalisti hanno vissuto in condizioni di vita durissime.
Il primo luogo di rilevante interesse una volta entrati nel sito è il tavolo dove Mao fu intervistato dalla giornalista statunitense Anna Luise strong, il tavolo è il luogo in cui, durante l’intervista, Mao pronunciò la storica frase 一切反动派都是纸老虎, vale a dire “Tutti i reazionari sono tigri di carta”
Ho cercato invano di scattare una foto al tavolo in sè, senza altri soggetti, ma prima mia figlia ha deciso di mangiar lì il gelato, dopodichè altri turisti hanno preso d'assalto il sito, facendomi desistere dal mio originario intento...
Veniamo ora agli Yáodòng (窑洞). Tutti coloro i quali hanno letto Stella Rossa sulla Cina di Snow non potranno non esser curiosi di entrarci dentro, visitarli, vedere come vivevano, dove dormivano, dove studiavano, dove cucinavano i protagonisti della Rivoluzione Cinese e del libro.
Seppur risulta chiaro che tutto è stato ricostruito quasi in forma "artificiale", con il letto rifatto, foto appese al muro e utensili ordinati e ben riposti, si può quanto meno percepire ed aver un'idea ben precisa delle condizioni in cui hanno vissuto e operato.
Oltre alle vecchie residenze di Máozédōng (毛泽东), Zhōuénlái (周恩来) e Zhūdé (朱德), c’è l’edificio in cui si è tenuto il Settimo Congresso del Partito Comunista Cinese. Come tutti i luoghi di interesse storico recente, specialmente legato alla storia politica, l’ambiente viene ricostruito e mantenuto come per mantenere vivi queli attimi che hanno scritto pagine fondamentali della storia cinese.
E così vengono mantenute le bandiere rosse con la falce e martello sullo sfondo, le immagini dei personaggi fondamentali del Marxismo-Leninismo e gli interpreti fondamentali della Rivoluzione Cinese. Vengono mantenute piante fresche sul palco della presidenza dove erano seduti i dirigenti del Partito durante il congresso ed un leggio dove i turisti possono fare le foto mettendosi in posa come gli oratori del congresso.
La posa più in voga è, neanche a dirlo, il pugno chiuso vicino alla tempia.
Passeggiare in questo sito mi ha fatto sentire in assoluto più di qualsiasi altro luogo io abbia visitato in Cina un Lǎowài (老外), cioè uno straniero, anzi, a dire il vero, passeggiando nel sito, da come percepivo gli sguardi dei cinesi su di me, dai frammenti di commenti che carpivo al mio passaggio, quando addirittura non venivo fermato per fargli fare una foto "insieme ad uno straniero", mi sembrava di essere un vero e proprio wàixīngrén (外星人), un alieno...
D’altronde come posso dar loro torto? Quale altro occidentale parte per la Cina per andare a visitare l’ultima tappa della Lunga Marcia? A giudicare dalle presenze che vedo e dalle occhiate che ricevo, mi pare che l’ultimo occidentale qui sia stato Edgar Snow … Ed è un peccato, perché un posto così suggestivo, in cui, che ci piaccia ammetterlo o no, non è cambiata solo la storia cinese ma quella del mondo intero. Secondo il mio modesto punto di vista noi occidentali qui dovremmo venirci in numero decisamente maggiore.
L'orto di Mao Máo Zé dōng zhòng guò de cài dì (毛泽东种过的菜地)
L' ultimo luogo da visitare prima di uscire dal sito è l’orto di Mao, dove dicono coltivasse, oltre ad alcune verdure, i suoi amati peperoncini.
È noto che Mao fosse grande amante dei peperoncini, per questo li amava coltivare, inoltre, chi avesse letto Stella Rossa sulla Cina ricorderà un passo che riguarda in qualche modo anche l’Italia.
Quello in cui Mao sostiene ardentemente che tutti popoli rivoluzionari amano il piccante, iniziando a fare esempi come la Francia o il Messico, salvo poi doversi sentire smentito quando qualcuno gli ricorda che anche gli italiani sono grandi amanti del piccante …
Altra tappa fondamentale durante una visita a Yánān è quella del monumentale Memoriale della Rivoluzione costruito recentemente e voluto con forza da Xi Jinping.
L’imponenente ingresso accoglie i visitatori con una statua gigante di Mao, sulla sua destra una stele con il rù dǎng shì cí (入党誓词), il giuramento da prestare per poter essere ammesso al Partito Comunista Cinese.
Il memoriale è stato costruito per rimarcare l’importanza che questo luogo rappresenta per la fondazione della nuova Cina. I tredici anni che vanno dal 1935 al 1948 che hanno visto Yánān come casa del Partito Comunista Cinese allora in guerra, rappresentano ancor di più nella visione dell’attuale dirigenza del Partito Comunista Cinese, l’incubatrice in cui la nuova Cina si è formata.
Dentro vengono scandite le principali tappe e momenti di questi tredici anni, tanti reperti come abiti e armi utilizzate da Mao, Zhou En Lai, Zhu De e altri.
Appena entrati si viene accolti da una parate di statue in bronzo raffiguranti Mao, Zhou En Lai, Zhu De e altri, in posa con lo sguardo rivolto verso l'avanti, verso i visitatori che entrano. Sullo sfondo le montagne del nord dello Shaanxi dove svetta la Pagoda.
In alto a sinistra le date 1935 - 1948, periodo della permanenza a Yan an del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.
Copie originali di testi e materiali di propaganda politica dell’epoca, appunti, schizzi e ritratti tra cui, un appunto redatto da Mao in cui si vede l’originale di una scritta che, dalla Rivoluzione Culturale in poi, è divenuta icona del Maoismo, tanto nel contenuto quanto nel suo stile grafico.
Una vero e proprio testo/logo che continua ad essere riprodotto su gadget, magliette o targhe di uffici pubblici. Mi riferisco alla celebre frase Wèi rén mín fú wù (为人民服务) “Servire il popolo”.
Non mancano cimeli dei protagonisti di Yan an, armi di ogni genere o riproduzioni di armi utilizzate da Mao in persona.
Nel corridoio finale che accompagna i visitatori all'uscita si vedono in carrellata i quadri che ritraggono i principali presidenti della Repubblica Popolare Cinese dalla fondazione ad oggi: in sequenza Mao Ze Dong, Deng Xiao Ping, Jiang Zemin, Hu Jintao e l'attuale Xi Jiping.
Quartier generale del Partito Comunista Cinese durante la residenza a Yánān, luogo dove si pianificava la strategia militare del Partito.
In questo sito si trovano gli uffici di pianificazione delle strategie belliche (zǎoyuán zuòzhànshì - 枣园作战室). Questi in particolare erano gli uffici dell' Ottava Armata di strada dell'Armata Rossa (bàlùjūn - 八路军). In questi uffici vengono mantenute le mappe appese al muro, tavoli, sedie, giornali e documenti per ricreare l'ambiente, come se i protagonisti di allora fossera ancora lì, ogni mattina, a ragionare su come sconfiggere Chang Kai Shek (Jiǎng Jiè shí - 蒋介石).
Prima di uscire si incontrano le statue in bronzo dei leader comunisti protagonsiti a Yan an. In foto da sinistra a destra: Rèn bì shí (任弼时),Zhōu Ēn lái (周恩来), Máo Zé dōng (毛泽东), Liú Shào qí (刘少奇), Zhū Dé (朱德) . Tutti i visitatori si scattano una foto davanti le statue ed io non sono stato da meno.
Al di là dell'interesse personale nel visitare luoghi che ho vissuto solo attraverso libri e film, oltre ad approfondire per esperienza diretta la storia filtrata da testi comunque occidentali, esser lì permette di vedere come viene ricostruito il passato recente.
Proprio visitando una delle abitazioni dei principali leader politici, dentro lo Yaodong di Zhou En Lai, mi imbatto in una foto che ritrae En Lai stesso al fianco di Liu Shao Qi, anche lui personaggio fondamentale nelle vicende che hanno visto i Comunisti Cinesi vincere la guerra e Fondare la Repubblica Popolare.
Il centro di Yán ān di sera diventa una sagra a cielo aperto. Nella via centrale, tantissimi stand di streetfood stipati uno attaccato all'altro su entrambe i lati della via pedonale, con annessi tavolini posizionati di fronte, offrono i loro prodotti.
In un mio precendente articolo avevo già raccontato di un altro luogo che ha avuto attinenza con il Memoriale dell'Incidene di Xi' an, vale a dire le Terme di Hua qing, teatro di quello che è conosciuto qui in occidente come “L’incidente di Xi’an”, vale a dire, l’arresto di Jiang jie shi, evento che ha cambiò di fatto le sorti della guerra civile cinese, ponendo le basi per la temporanea collaborazione tra comunisti e nazionalisti in chiave di Resistenza antigiapponese.
Se scrivevo di quanto fosse stato importante quel luogo per la storia moderna non solo cinese, visitando questo memoriale, situato in pieno centro a Xi’ an, non troppo distante dalla Grande Pagoda dell’Oca Selvatica, ho potuto approfondire gli eventi che hanno portato a quell’arresto, scoprendo che, non fu un gesto d’impeto o un improvviso colpo di mano operato dai sottoposti del generalissimo a capo dei nazionalisti, fu invece opera di una trattativa diplomatica durata anni e svoltasi tra esponenti di vertice del Partito Comunista Cinese, nella figura di Zhou En Lai e del Partito Nazionalista, ovviamente rappresentato da Zhang Xue Liang e svoltasi proprio nei luoghi che ora ospitano il memoriale.
Questo è un fatto da non sottovalutare se si tiene conto che gran parte di quel che si sa in occidente circa quelle vicende è rappresentato dalle cronache d Edgar Snow contenute in Stella Rossa sulla Cina, cronache che hanno avuto il merito di portare la voce del Partito Comunista Cinese - isolato e perseguitato dall’esercito regolare, considerato da tutto il mondo alla stregua di un gruppo di banditi (tǔ fěi - 土匪) - al di fuori dell’accerchiamento del nemico, diventando popolare al di fuori della Cina e dell’Asia stessa. Cronache che probabilmente in quel contesto ed in quel momento non potevano approfondire le intricate vicende politiche che si andavano dipandando.
Qui come a Yan an, nei luoghi compresi nel circuito del turismo rosso, non ho visto solo turisti ma anche quelli che sembravano essere membri a vario titolo del Partito o comunque funzionari pubblici. Erano organizzati in gruppetti a seguito di una guida che spiegava loro la storia dei luoghi che visitavano. Tutti avevano una camicia bianca ed una spilletta raffigurante la bandiera rossa con la falce e martello.
Anche di questo monumento e della sua storia ho già parlato in un mio precedente articolo, scritto dopo il mio primo viaggio in Cina, tuttavia devo tornare a scriverne perché in poco più di quattro anni, seppur la Grande Pagoda dell’Oca Selvatica sia sempre lì, uguale ed immutata da secoli, la cornice è cambiate in maniera repentina, incredibile ed inaspettata.
Se prima l’area circostante era circondata di turisti in abiti casual ora ai turisti si è aggiunta una folta folla vestita di Hànfú (汉服), vale a dire abiti antichi cinesi in voga nell'etnia Han prima dell'avvento della dinastia Qing.
Avevo già letto qualche articolo a riguardo, come questo che segnalo qui, disponibile sul sito China Files, in cui si parlava di una nuova moda che si andava diffondendo in Cina circa la riscoperta di questi abiti antichi ma non pensavo affatto che il fenomeno avesse raggiunto tali proporzioni.
Passeggiando in giro per il centro tanti ragazzi, bambini e adulti, camminano vestiti e truccati con abiti e ornamenti antichi.
In prossimità della Pagoda, la strada laterale che circonda le mura d’ingresso al tempio è praticamente diventata un set fotografico a cielo aperto, una postazione fotografica in fila, una dopo l’altra, in cui gli appassionati di Hànfú (汉服) con i loro vestiti sgargianti si mettono in posa alla ricerca della foto perfetta.
Appena si esce dalla stazione metro la prima cosa che balza all’occhio sono i procacciatori delle agenzie fotografiche che offrono pacchetti completi per noleggio Hànfú (汉服) + shooting fotografico.
Agli occhi di un occidentale della mia generazione questo spettacolo assomigliava molto da vicino ad una fiera Cosplay improvvisata nei pressi di un antico monumento orientale.
Prima di tornare in Italia, non essendo più disponibile il volo diretto Roma-Xi’an, siamo stati costretti a fare scalo a 深圳 Shēnzhēn, con l’occasione, abbiamo avuto un pomeriggio ed una serata per visitare il centro storico, cioè 南头 Nántóu.
Molti negozi e ristorantini alla moda situati nelle antiche mura storiche di 南头 Nántóu, vale la pena fare un giro. Questo è uno di quei posti in Cina dove non è raro incontrare altri occidentali, in più, lo stile dei negozi è talmente cosmopolita e simile ai nostri, seppur nella variante orientale, che non sembra di stare in un posto così diverso dai nostri centri metropolitani.
La vera differenza qui è l’imponente progresso tecnologico, i palazzi interamente illuminati di giochi di luce e animazioni, la quantità incredibile rispetto ai nostri standard di macchine elettriche che circolano per strada e, soprattutto, i gruppi di adulti di mezza età che popolano ogni marciapiede del centro per ballare balli di gruppo a ritmo dance.
Erano cose queste che avevo visto prima solo in alcune serie tv cinesi. Beh vederle con i propri occhi e filmarle con il proprio cellulare hanno davvero tutto un altro effetto.
Vederli mi ha dato un sensazione di curiosa simpatia, sembra un’incredibile sincretismo tra i balli di gruppo liscio da festa di paese e ritmi dance da discoteca adolescenziale, delle cose assolutamente inconciliabili dalle parti nostre, lì stanno insieme in una strana ma divertente armonia.
Classe '82, laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit alla Sapienza di Roma. Durante e subito dopo gli studi ho maturato esperienza come redattore e addetto stampa negli uffici stampa di associazioni non profit (Officina Culturale Arci La Freccia), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Da freelance ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè.
Da sempre appassionato di nuove tecnologie, grafica e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera su questo nuovo fronte, per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come Customer Care, Technical Support e Web Master di Avalon Instruments, azienda attiva nella produzione di strumenti per l'astronomia.
Amo la Cina ed in particolar modo la sua storia recente, la sua cucina ed il cinema cinese a cavallo tra anni 90 e 2.000.
A causa di questa passione per la Cina ho inziato a studiarne la lingua arrivando a superare l'esame di livello HSK5 riconosciuto dall'Istituto Confucio.
Esperienza
Chief Information Officer, Communication Manager
Avalon Instruments
Social media manager
Ente Nazionale Turismo Cinese
Designer grafico
Copicopy - Centro Stampa Studio Grafico
Web Master
DailyGreen.it
Web Master, Content Manager
Avalon Instruments
Ufficio Stampa
ENIT - Agenzia Nazionale per il Turismo
Giornalista
Corrispondente per Il Caffè di Aprilia e dei Castelli
Formazione
Livello Cinese HSK5
Istituto Confucio
Laurea Magistrale
Comunicazione per Pubbliche amministrazioni e No-Profit
Università La Sapienza di Roma
Laurea Triennale
Scieze e tecnologie della Comunicazione
Università La Sapienza di Roma
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