Film di Zhāng Yìmóu (1999)
Che la Cina stia vivendo un processo di profonda trasformazione lo sanno tutti ormai. Ma quali dimensioni ha effettivamente questa trasformazione? Questo sviluppo ormai ha raggiunto ogni angolo di un Paese che per estensione territoriale si può ben considerare un continente? Quando parliamo dello sviluppo cinese abbiamo ancora negli occhi gli anni ‘60 italiani e il nostro Boom! Economico, un processo che in meno di 10 anni ha fatto sì che gli impiegati nell’industria superassero quelli in agricoltura. Ma la Cina non conta 60 milioni di persone, la Cina contiene ¼ della intera popolazione mondiale ed il processo è inevitabilmente più grande. E allora che c’entra questo con il film? Se questi concetti possono sembrare un po’ troppo astratti ci pensa ancora una volta Zhang Yimou a rendere tutto più “plastico”. Chi di noi non è stato ripreso una volta nella sua vita dai nonni o dai propri genitori per aver sprecato qualcosa. Chi è cresciuto nel consumismo più dirompente non è abituato ad avere cura delle cose, ripararle, "centellinarle". Ecco questo film ci riporta in questa dimensione. Come quando gli antropologi europei andavano a studiare i “primitivi moderni” in qualche angolo della Cina prima potenza economica mondiale si scopre una scuola dove i gessi vengono custoditi come fossero oro.
SINOSSI
Un maestro di una scuola di un piccolo villaggio dell’entroterra cinese vorrebbe tornare a casa per visitare la madre malata ma non può lasciare la scuola perché non si trova un sostituto. Il capovillaggio ingaggia dopo tanto cercare una tredicenne fresca di licenza media per sostituirlo per 6 mesi. Se la ragazza riesce a tenere tutti gli alunni consegnatigli per la durata del suo incarico, senza perderne neanche uno, avrà la paga di 50 yuan.
Questo il compito. Nessun altra raccomandazione, nessun programma didattico di seguire. La neo “docente” nonostante l’evidente impreparazione va avanti solo grazie alla sua determinazione e ben presto si trova davanti i primi spinosi problemi.
Uno dei suoi alunni, infatti, viene spedito dalla madre in città per portare a casa i soldi necessari al sostentamento della famiglia. Da lì in poi lei e la sua classe di semi coetanei istaurano una specie di “autogestione” e iniziano spontaneamente ad elaborare un piano didattico. Cosa serve per riportare indietro il compagno di classe? Serve andare a lavorare per guadagnare i soldi necessari. Così la neo doecente porta i suoi alunni al cantiere a lavorare. Ma questo non basta, serve anche saper fare i conti per capire quanti soldi sono necessari per acquistare i biglietti dell’autobus che va in città. Serve fare i conti per capire quante ore dovranno lavorare per guadagnare quei soldi. Serve conoscere i propri diritti quando il padrone del cantiere gli nega la paga.
E infine la morale di un comunismo di altri tempi “Non uno di meno”. Non c’è competizione: lo scopo del gioco è andare avanti senza che nessuno rimanga indietro. È questa la morale della nuova Cina?
A voi l’ardua sentenza.





